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Li chiamano outlet, ma sono semplicemente spacci, che profumano di affari d’oro. Così, almeno, promettono gli specialisti del firmato scontato. Anzi, scontatissimo. Il countdown per l’apertura dei saldi, le file “togli fiato”, la ricerca affannosa delle tessere convenzionate sono un pallido ricordo. Bye bye acquisti di fine stagione. Il risparmio non ha più date definite, soprattutto per chi ha il palato fine e ai vestiti “di marca” non sa proprio rinunciare.

La moda degli outlet è scoppiata negli Stati Uniti una ventina di anni fa, ma sta diventando una tendenza tutta italiana. Quella del 50% è indicativamente la percentuale sulla quale si aggira il taglio dei prezzi maggiormente praticato. In alcuni casi è addirittura superiore. Protagonisti del ribasso sono i capi tassativamente firmati, assaltati da vere e proprie carovane che si spingono anche oltre regione, pur di fare incetta degli oggetti del desiderio. A Mendrisio, Serravalle o in molte località toscane, vicino ai centri di produzione dei vari stilisti, si trovano i nomi altisonanti della moda: Gucci, Cavalli, Prada e tanti altri che danno vita a vere e proprie città dello shopping. Ma neanche il Friuli non si sottrae alle regole di mercato e, come margherite d’estate, vede sbocciare outlet tra un negozio convenzionale e l’altro. Lo scettro per velocità di apertura e per numero spetta a Lignano, che si è data un gran daffare per offrire a una clientela che diventa sempre più “povera” e che vede assottigliarsi il potere d’acquisto dei sudati guadagni prodotti griffati ma a prezzi accessibili. Insomma, anche la realtà friulana conta un numero discreto di megastore, ma le dimensioni sono ridotte rispetto a quelle del Veneto, per esempio, perché vengono riunite più firme nello stesso spazio espositivo, ma l’affare è comunque garantito. Che merce offrono gli outlet? In genere, in questi spacci confluiscono rimanenze di magazzino, modelli di fine collezione, prototipi, merci di campionario o di ritorno da fiere ed esposizioni, articoli con lievi difetti di produzione (detti articoli primetta). Da un’indagine tra i responsabili degli outlet localizzati nella periferia Nord di Udine, scopriamo che i clienti tipo non sono affezionati, ma di passaggio. Tra questi, c’è una piccola percentuale di austriaci, più elevata è quella dei tedeschi, mentre si sale ancora per quanto riguarda l’approvvigionamento effettuato dai risiedenti nella provincia di Gorizia e nel suo hinterland. Una società specializzata in ricerca e marketing infomation sulla moda ha svolto un’indagine sui consumi in materia di abbigliamento tramite i canali di vendita non tradizionale: spacci, produttori, stocchisti, grossisti. Ne è emerso un quadro molto netto che evidenzia la rivoluzione strutturale in atto: i negozi storico-tradizionali stanno entrando in crisi mentre aumenta la distribuzione moderna che passa per centri commerciali e outlet. In particolare, la vendita negli outlet cresce percentualmente soprattutto nel settore dell’abbigliamento esterno e dei capi importanti, quali abiti da sera e da cerimonia. Il 66% dei consumatori è composto da donne e il 64% degli acquisti si svolge al Nord, quindi anche nella nostra regione, dove sono più presenti sul territorio punti vendita di questo tipo; i clienti risultano per lo più persone con reddito medio-alto e con un’età compresa tra i 35 e i 55 anni. Questo l’identikit del “outlettiano” perfetto. Chi solca la soglia di un outlet è alla ricerca dell’affare, pur conservando la consapevolezza che i capi firmati costano, anche negli spacci. Il risparmio parte da “metà prezzo”, fino a raggiungere l’80%. Di solito, un capo agognato davanti alla vetrina di una boutique ha buone possibilità di finire tra gli scaffali degli spacci. Magari non saranno coperte tutte le taglie, o mancherà qualche nuance cromatica, ma basta attendere la fine della stagione per vederli finire inermi, deprezzati, assieme al resto della merce divenuta, appunto, “out”. Questo, infatti, il momento in cui avviene il riciclo più massiccio. Per trovare sempre merce nuova è consigliabile attendere una media di tre mesi, nonostante piccoli e fluidi cambi avvengano con una certa continuità settimanale. Gli outlet sono nati per la necessità primaria dei produttori di eliminare la merce in magazzino, il pubblico ha gradito la possibilità di risparmiare ed è scoppiato un vero e proprio boom. Se i precursori sono stati gli spacci di vestiario, oggi si può reperire di tutto: dalla biancheria intima agli occhiali. Non tutti possono vantare pezzi di qualità, anzi a volte le rimanenze sono veramente impossibili da indossare, nella maggior parte dei casi, se la scelta è oculata, si torna a casa con qualcosa di buono, senza aver assottigliato eccessivamente il portafogli e senza aver sottratto troppi fondi al bilancio familiare. Chi non ha nessuna intenzione di mettersi in macchina, per raggiungere spacci, può infilarsi in uno dei tanti outlet più vicini. I migliori siti danno la possibilità di effettuare ricerche per marca per genere di prodotto e per regione e provincia. Bestoutlet, Tuttospacci, Efo (un vero e proprio centro commerciale virtuale) e Fashionfactoryoutlet sono solo alcuni dei tanti portali che ingolosiscono con spacci e prodotti non solo nell’ambito dell’abbigliamento e delle griffe. Qui, infatti, si trovano anche accessori, prodotti high-tech, articoli di arredamento e design o casalinghi. Tutto nel nome del sacrosanto risparmio.

Paola Del Degan

IL FRIULI





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